Mucchio Selvaggio magazine

 

Intervista ai Feelies

Testo e foto di Stefano Mongardini

Quando i Feelies iniziarono, a N.Y. era il periodo di band come Television, Talking Heads, Ramones. In quale atteggiamento si pose il gruppo rispetto a questa ondata di fermenti?

Brenda Sauter: La band si distanziò da quella scena anche perché non vivevamo a N.Y. e quindi la scena non ebbe diretta influenza su di noi anche se tutti a quel tempo amavamo i Television.

Ma eravate interessati a quello che accadeva in giro oppure c'erano altre influenze?

BS: Non penso che facevamo molta attenzione a quello che succedeva a N.Y. o altrove, ma sicuramente ci fu l'influenza dei gruppi che ascoltavamo anche se questa non fu diretta ma mediata attraverso le idee di Bill e Glenn.

Cosa avvenne nei sei anni che separarono Crazy Rhythms da The Good Earth?

BS: C'erano altri progetti che impegnarono i membri della band - prima che io e Stan entrassimo a far parte stabilmente del gruppo - cosicché per un certo periodo i Feelies vennero messi nel dimenticatoio. Bill e Glenn lavorarono alla colonna sonora di Smithereens (un film di Susan Seidelman - N.d.R.). Io a Dave avevamo dato vita ai Trypes e poi c'erano gli Yung Wu ed i Willies che divennero il punto focale.
Inoltre Bill e Glenn avevano problemi con la formazione: così quando questi furono risolti si decise che era il momento per ricominciare con i Feelies.

In questi sei anni siete passati da un suono urbano e nevrotico a quello più rurale e meno energico di The Good Earth. Come è avvenuto questo cambiamento?

Dave Weckerman: Il primo disco risulta più nevrotico per il fatto che nei primi anni era N.Y. il centro delle nostre attività.

BS: Ma se gli ho appena detto che non avevamo niente a che fare con N.Y. (ride).

Stan Demeski: Benissimo, amo le interviste piene di contraddizioni.

DW: Volevo dire che verso la fine degli anni settanta non c'erano posti dove suonare nel New Jersey, così la band suonava in posti come il CBGB's, il Max's Kansas City e quindi pur non vivendo a N.Y. penso che l'atmosfera elettrizzante di quel periodo influenzò anche i Feelies.

BS: In ogni modo non ha senso tirare fuori un disco che è la copia dell'altro.

SD: Quando uscì The Good Earth la gente disse che non era buono come Crazy Rhythms e quando facemmo Only Life dissero che non era ai livelli di The Good Earth. Così so già che diranno del nostro prossimo disco. Non possiamo soddisfare tutti (ride).

BS: Crazy Rhythms ha anche un suono più spezzettato, dovuto al fatto che la band registrò le parti separatamente, che a mio parere ha avuto importanza per quel sound nervoso di cui parlavi prima; gli album seguenti sono stati registrati quasi dal vivo e risultano più omogenei da questo punto di vista.

DW: Anche le influenze erano diverse. Ai tempi del primo disco Bill e Glenn ascoltavano cose come i Television e Brian Eno, mentre ai tempi di The Good Earth ascoltavano molto Neil Young ed i R.E.M.

SD: Non sono mai stato influenzato dai R.E.M., almeno su disco, anche se ci piacciono molto. Al contrario penso che siano stati loro ad essere influenzati dai Feelies, prima che io e Brenda entrassimo a far parte della band. Peter Buck ci raccontò che quando lavorava per un distributore di dischi gli capitò sotto mano una copia di Crazy Rhythms e che quel disco fu uno dei motivi per cui decise di voler entrare in una band.

Mi è sembrato buffo che quando Peter ha prodotto The Good Earth. L'allievo che influenza il maestro.

SD: Peter ha coprodotto l'album e non ha poi fatto troppo. Spesso si è limitato a dire: "Ok, questa take è buona". Sai spesso è difficile per Bill e Glenn giudicare ed essere oggettivi soprattutto quando suoni e produci allo stesso tempo. Comunque Peter ci è stato di grande aiuto ed è un buon amico.

Only Life invece mi sembra una sintesi tra le sonorità più nervose di Crazy Rhythms e  quelle più pacate di The Good Earth. Avete trovato un equilibrio compositivo per questo disco?

BS: Non pensiamo troppo alla struttura di una canzone; è tutto molto naturale. Alcune canzoni di The Good Earth risalgono ancora agli inizi e forse hanno risentito dell'attitudine di quel periodo. Spesso suoniamo le canzoni per molto tempo prima di inciderle. Diventa allora così difficile parlare di equilibrio compositivo, anche se penso che il songwriting di Bill e Glenn è migliorato su Only Life.

Avete suonato con il nome di Willies nel film Something Wild di Jonathan Demme. Come lo  avete conosciuto?

BS: Jonathan aveva visto i Feelies dal vivo al Wiskey au go-go di Los Angeles ai tempi di Crazy Rhythms. Il concerto gli piacque talmente che cominciò a scriverci. Bill e Glenn non sapevano che si trattasse di un regista, finché non lo lessero da qualche parte. Si instaurò un rapporto di reciproca amicizia e quando si presentò la parte per una band in Something Wild ci contattò. Jonathan parla spesso di fare un film, come Stop making sense, sui Feelies. Avrà il titolo Night of the living Feelies, ma finora non se ne è fatto niente.

In una recensione di Only Life, un giornalista americano ha scritto una cosa che mi è molto piaciuta: che i testi erano completamente subordinati al processo compositivo musicale, che le parole perdevano il loro significato per assurgere ad elemento ritmico. Pensate che i testi abbiano un ruolo secondario nelle canzoni dei Feelies?

BS: In un certo senso sì. La voce non ha un ruolo dominante nella nostra musica ma diventa un altro strumento. È un po' l'approccio musicale che avevano i R.E.M. nei primi dischi.

Una mia impressione è anche che la voce lavora parallelamente alla batteria, diventa parte integrante della sezione ritmica.

DW: Esatto. Siamo innanzitutto una rhythm band. Chitarra ritmica, basso batteria e percussioni; due o tre accordi, non di più. È la ricerca del ritmo in ogni sua sfaccettatura. Ritmo e semplicità. Anche le canzoni di Buddy Holly, degli Stones, di Chuck Berry si basavano solo su due o tre accordi.

Continuerete ancora con Yung Wu, Trypes e Willies?

BS: I Trypes non esistono: i componenti dei Trypes che non facevano parte dei Feelies hanno formato un'altra band di nome Speed the Plough di cui è da poco uscito un LP per la Coyote Records. Gli Yung Wu ed i Willies esistono ancora, ma per il momento sono stati messi nel dimenticatoio. Comunque sono sicura che nel momento in cui i Feelies si prenderanno una vacanza questi gruppi torneranno sulla scena.

Che differenze trovate ci siano tra Feelies e Yung Wu?

DW: Non penso che gli Yung Wu somiglino molto ai Feelies tranne che nei pezzi strumentali. Negli Yung Wu siamo Brenda ed io a scrivere i pezzi, e questo comporta già una notevole differenza.

Che tipo di pubblico avete?

BS: Per la maggior parte studenti universitari. Ma anche ragazzi più giovani. L'audience dei Feelies si sta molto allargando proprio per il successo nell'ambito universitario.

DW: Lou Reed è un nostro grande fan.

SD: Lou mi ha detto una volta che gli ricordiamo la sua musica, solamente suonata cinque volte più veloce. È diventato una specie di padre putativo per noi.

Il discorso si sposta su altri temi e Dave mi racconta delle sue preferenze musicali tra le quali il nuovo disco dei Simple Minds e di Lou Reed e di come sia rimasto impressionato da un concerto dei Pixies. Interviene anche Bill Million affermando che non gli piace né il nuovo Simple Minds né New York, asserendo che l'arte non ha bisogno di questi proclami politici, né tantomeno i ragazzi chiusi nel loro piccolo mondo.

DW: Io penso che quello che fanno i Simple Minds o Sting per la foresta amazzonica lasci un segno sui ragazzi di oggi.

Bill Million: Cazzate. Se hai 15 o 16 anni non te ne frega niente di quello che succede nel mondo.

A mio parere questo di lanciare proclami politici ed ecologici è diventata una moda che l'industria discografica ha scoperto essere un perfetto veicolo pubblicitario per i suoi prodotti.

DW: Su questo hai ragione ma per quanto manovrati siano questi messaggi, continuano ad avere effetto sulla coscienza sociale, molto più dei giornali. Ad esempio Sting che si impegna per la foresta amazzonica ha molto effetto su di me.

BM: La foresta equatoriale si trova ad un milione di miglia da casa tua e così il Sud Africa. Una canzone con un messaggio fra le righe riesce a risvegliare l'interesse politico ed ha molto più effetto di uno statement urlato a squarciagola. Ne sono un esempio lampante Blowin' in the wind o The times they are a-changing di Bob Dylan. Tu non potrai mai sentirti realmente vicino ad uno Sting che pubblica i prossimi cinque album sulla foresta amazzonica perché non sei un diretto interessato. Alla gente non interessa se non quello che accade davanti alla porta di casa. Il mondo è piccolo.
Ed è per questo che le canzoni dei R.E.M. o Rock'n'roll di Lou Reed sono molto più politiche di qualsiasi canzone pubblicata dai Simple Minds e dagli U2. La musica deve essere aperta a varie interpretazioni ed un chiaro statement politico non lascia spazio ad alcuna interpretazione. Per questo penso che una canzone non dovrebbe mai essere apertamente politica.

Ringrazio per la gentile concessione

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